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martedì 8 settembre 2015

"Boho, forme, luci e colori": similoro, agata e quarzo
Similoro è il nome di una lega metallica, popolare nei secoli passati, composta per l'84% da rame, per il 9% di zinco e per il 7% da stagno. Nel nome richiama un metallo ben più nobile, grazie al suo aspetto simile appunto all’oro.
Chiamato anche oro di Mannheim e oro falso, il similoro è impiegato in sostituzione dell'oro vero in virtù del costo minore, in vari utilizzi e applicazioni. Da sempre è applicato a scopo decorativo sul legno, per ornare cornici e mobili, nonché sul ferro battuto, sulla ceramica e sul vetro. Si ricorre tuttora spesso al similoro per la decorazione di interni. Nuovi sviluppi dell'uso di questa lega sono il découpage e l'industria chimica.
I segreti di questa duttilità sono la buona resistenza alla corrosione e la malleabilità. Pregio e difetto insieme è la sua capacità ossidante, che se da un lato consente al metallo di assumere un'ampia gamma di colorazioni, dall'altro per alcuni utilizzi, come la doratura del legno o il Taglio Oro Libro, rende necessaria l'applicazione di una vernice o di una lacca coprente per proteggerlo dall'ossigeno contenuto nell'aria e dagli effetti degli agenti atmosferici.

Fonti: Enciclopedia Treccani, Wikipedia.

sabato 19 ottobre 2013

adularia o labradorite?


Pietra di Luna

Con il nome di Pietra di Luna o lunaria è più comunemente nota la varietà adularia dell'ortoclasio, minerale appartenente al gruppo dei fedspati, tipico delle rocce cristalline alpine. Quest'ultima deriva infatti il suo nome da Adula, antico nome dei gruppi montuosi alpini.
Da adularia deriva il termine con cui si indica il fenomeno ottico dell'adularescenza, la presenza cioè di bagliori azzurri all'interno della pietra, a cui talora se ne associa un altro, il cosiddetto gatteggiamento, presente anche in altri minerali, come l'occhio di tigre.
L'adularescenza è dovuta alla modalità di cristallizzazione delle inclusioni di feldspati, piccole lamine di albite disposte in file parallele.
Alla pietra di luna, in cristalloterapia, sono associati il secondo e il settimo chakra delle tradizioni tantriche dell'induismo e del buddismo; inoltre, essa è associata alla Grande Madre delle culture neolitiche.
La pietra di luna avrebbe ipotetici effetti curativi sulla psiche e sul corpo umano, tra cui il potere di alleviare i dolori mestruali, quello di potenziare l'intuizione e di debellare l'insonnia.
Labradorite bianca
Ma in gioielleria e bigiotteria, dove è impiegata perlopiù nel taglio cabochon, per pietra di Luna, dal prezzo abbastanza elevato, è sempre più spesso spacciata la più economica labradorite. Non nella classica colorazione dal verde al blu, con i riflessi metallici dovuti al fenomeno della labradorescenza, ma nella varietà bianca. Molto difficile distinguerle per un occhio non esperto.
Inoltre, si tenga presente che l'adularia stessa presenta diverse varietà: incolore, bianca, rosa, verdastra, con riflessi madreperlacei argentei o bianco azzurri, oppure lattiginosa e lievemente torbida.


Informazioni tratte e liberamente rielaborate da Wikipedia e Treccani.
Immagini tratte da Wikipedia.


"Japanese whispers": rame e pietra di Luna


venerdì 26 aprile 2013

turchese, pasta di turchese e altre imitazioni

Turchese
Minerale dal caratteristico colore azzurro-verde e dalla superficie generalmente opaca, la pietra turchese vanta numerose imitazioni. Molto rara in cristalli trasparenti, può avere una colorazione uniforme, oppure presentare venature brune o nere di limonite, un ossido idrato di ferro.
Una delle caratteristiche della pietra turchese, di cui parlava già Plinio, è la sua estrema porosità. Per questa ragione è molto delicata e tende ad alterarsi a contatto con cosmetici quali profumi, saponi e unguenti. Il risultato è il cambiamento del colore originario della gemma, che assume una tonalità tendente al verde. 
Sulle proprietà di questo minerale, utilizzato in gioielleria da millenni - il reperto più antico è un bracciale egizio che risale a circa 8000 anni fa - e in tutti i continenti - fu usata anche dai Maya, dagli Incas e dagli Aztechi -, si è espresso anche Aristotele, che pensava che stillasse dal veleno delle vipere. La tradizione vuole che protegga proprio dal morso dei serpenti velenosi. Quanto alle altre proprietà attribuite alla turchese, essa favorirebbe i pensieri elevati, il coraggio in battaglia e l'amore profondo. Non solo, sbiadirebbe al finire di un amore e diventerebbe nera in caso di tradimento. Gli antichi Egizi credevano che servisse come rimedio contro la cataratta.
Tra le pietre che più rassomigliano al turchese sono la Crisocolla, la Variscite, la Smithsonite e l'Amazzonite, ma assai più simile è la cosiddetta Pasta di turchese, una pietra ottenuta unendo la polvere di turchese con delle resine. Si tratta dunque di un prodotto artificiale, dalla superficie liscia, che può essere plasmato più facilmente fino a ottenere forme perfette. Per questo motivo le sfere di pasta di turchese sono molto usate in gioielleria e bigiotteria.

Rame argentato e pasta di turchese. Forgiatura a martello
Ottone ramato e pasta di turchese. Assemblaggio
Per ottenere la pasta di turchese, è necessario però utilizzare almeno il 40% di polvere di turchese. La più pregiata e più costosa è la cosiddetta quattrofiori, che contiene tra il 60% e il 70% di polvere di turchese.

Ma esistono imitazioni assai meno pregiate ed esteticamente pregevoli, come le perle di marmo, porcellana, plastica, smalto, vetro e Bowlite dipinta.
Come distinguere allora la pietra pregiata del turchese dalla più economica pasta di turchese e dalle varie imitazioni più o meno scadenti? Basta una fonte di calore avvicinata a una perla, per smascherare una "turchese" di plastica, o un taglio, per farvene riconoscere una di porcellana. La polvere bianca che si produce durante l'operazione del taglio vi segnalerà l'inganno: per produrre la turchese di ceramica, questa è immersa nel colorante azzurro e poi sigillata con paraffina, ma il cuore della perla resta bianco e poroso.
Infine, una goccia di acido cloridrico, posta sulla gemma per una decina di secondi, che produce effervescenza, altera il colore o lesiona la superficie, vi svelerà immediatamente la falsità della pietra stessa.
Informazioni tratte e liberamente rielaborate da Wikipedia.


domenica 17 marzo 2013

smalto, che cos'è? - enamel, what is it?


Lo smalto è un rivestimento impermeabilizzante coprente a base vetrosa di tonalità chiara, che fonde a una temperatura compresa tra i 999 e i 980 °C.
Può essere utilizzato sia su oggetti di ceramica sia su metalli nobili, come oro, argento e rame, sia, anche se più raramente, su leghe metalliche, bronzo e ottone ad esempio, come base per la decorazione o come copertura. Non tutti i metalli però possono essere smaltati, per la loro diversa dilatazione termica, che potrebbe far incrinare lo smalto in fase di raffreddamento, compromettendo la smaltatura.
Lo smalto ha una composizione chimica simile a quella del vetro: è una miscela di silice, carbonato di sodio o potassio, che può essere arricchita con stagno e altri ossidi di metallo, per  ottenere una finitura opaca.
I colori, le tonalità e le textures possibili sono infinite.
Quella dello smalto è una tecnologia antica e largamente adoperata. Già gli antichi Egizi applicarono lo smalto a vasi e oggetti in pietra. Altri esempi si trovano nell'antica Grecia, poi tra i Celti, i Goti, i Longobardi, inoltre, in Russia e in Cina. L'uso dello smalto in oreficeria ha prodotto magnifiche opere d'arte, soprattutto in età medioevale. In tempi più recenti spicca la produzione di Peter Carl Fabergé, autore delle famose Uova Fabergé. 

Uovo di Pietro il Grande, 1903
Lo smalto può trovarsi già ridotto in polvere oppure in frammenti vetrosi, che devono essere ridotti in polvere finissima con un pestello e in un mortaio di un materiale che non lasci impurità. Questa operazione, piuttosto lunga, dev'essere eseguita con alcuni accorgimenti che facilitino la polverizzazione e l'eliminazione delle impurità, come bagnare con acqua i grani o la polvere e buttare l'acqua sporca di impurità almeno per una decina di volte.
Le tecniche sono diverse, a seconda del tipo di effetto; le principali sono lo champlevé e il cloisonné. 
Armilla mosana del XII secolo
in cui sono visibili gli alveoli
intagliati per lo smalto
La prima, del "campo levato", prevede che gli alveoli o cavità siano scavati sulla superficie di un oggetto metallico e riempite di smalto vitreo; il pezzo è cotto fino a quando lo smalto si scioglie e, dopo il raffreddamento, viene levigato e lucidato. Le parti non scavate della superficie originale restano visibili come contorno dei disegni di smalto, e in età medioevale erano dorate. 
La seconda tecnica è il cloisonné o lustro di Bisanzio, un tipo di decorazione artistica a smalto, in cui sottili filigrane o listelli metallici, solitamente di rame, alveoli e celle o cloisons sono saldati o incollati a una lastra di supporto e, nelle zone rilevate dal metallo così ottenute, è colato lo smalto. Si ottiene così una sorta di mosaico, le cui tessere sono circoscritte dai listelli metallici. Si tratta di una tecnica di tipo "additivo", di smalto su metallo, da non confondere con la decorazione champlevè, che è invece sottrattiva perché gli alveoli dove alloggia lo smalto non sono aggiunti, bensì levigati a mano e rifiniti. 
Fibula visigotica aquiliforme


La smaltatura, in generale, richiede alcuni accorgimenti: se l'oggetto da smaltare è composto da più parti saldate tra loro, per esempio, è necessario che la saldatura sia resistente alle alte temperature. Comunque, è necessario eliminare le eccedenze di saldatura nelle parti da smaltare, anche perché esse possono alterare il colore dello smalto.
Lo smalto si trova o in polvere o in frammenti vetrosi da polverizzare. L'operazione è lunga e delicata e richiede alcuni accorgimenti, come bagnare il materiale con acqua e poi cambiare l'acqua sporca di impurità per più volte, almeno dieci.
Anche la polvere inutilizzata richiede qualche accorgimento per essere conservata, deve cioè essere messa in un contenitore di vetro assente da impurità, coperta con uno strato di acqua e da un foglio di carta.

Immagini e informazioni tratte e liberamente modificate da Wikipedia  e da goldsmith.it

sabato 12 gennaio 2013

organza, che cos'è? - organza, what is it?

"Organza": rame, ametista
e organza. Forgiatura e martello,
patina scura e wire wrapping
Uno dei materiali utilizzati insieme al rame nelle creazioni targate aes Cyprium è l'organza, un tessuto leggero, quasi impalpabile e trasparente. 


Adriano Cecioni,
Le ricamatrici, 1866
Per ottenerlo, si usa l'organzino, un filato di seta impiegato anche per la produzione di altri tessuti, come il taffetà.
Tessuto e filato devono il loro nome alla località di Urgench, attualmente nello stato del Turkmenistan.
Da sempre tessuto pregiato e di lusso, oggi conosce anche varianti più economiche, in cotone e fibre sintetiche, come poliestere e nylon, ma le organze più lussuose sono ancora tessute in seta.
Tra i paesi in cui esiste una produzione importante di questo tessuto vanno sicuramente menzionate Cina e India. L'organza di seta è infatti prodotta lungo il fiume Yangtze, nella provincia di Zhejiang e nell'area di Bangalore. Ma non si possono dimenticare la Francia e l'Italia, due paesi europei in cui sono tessute preziose organze di seta.
Oggi ne esistono varie tipologie: stropicciate, lisce e cangianti. Queste ultime devono il loro particolare effetto ottico all'utilizzo di filati di colori diversi per la trama e per l'ordito.
L'organza può essere inoltre ricamata, un uso, quest'ultimo, diffuso specialmente in passato, che richiede una speciale abilità artigianale della ricamatrice.


locandina del film di
Eléonore Faucher,
Le ricamatrici, 2004

Per chi voglia farsene un'idea, anche solo attraverso un'opera cinematografica, da vedere il bellissimo film di Eléonore Faucher, Le ricamatrici, uscito nel 2004 e presentato alla Settimana Internazionale della Critica del 57° Festival di Cannes.

Immagini e informazioni tratte da Wikipedia e liberamente rielaborate.

lunedì 15 ottobre 2012

feltro, che cos'è? - felt, what is it?

"Wintry embrace" orecchini
di rame di aes Cyprium
con perle di feltro XV Mind
Gli ultimi lavori di aes Cyprium propongono un nuovo materiale, il feltro. Vediamo di che cosa si tratta.
Caldo, leggero e impermeabile, il feltro è una stoffa di pelo animale prodotta mediante l'infeltrimento delle fibre. Non un vero tessuto, dunque, ma un tessuto non tessuto. Di solito si usa lana cardata di pecora, ma nulla vieta di usare altri tipi di pelo.
Il suo nome deriva da Feltre, municipio romano famoso per la follatura e il commercio della lana di capre e pecore. A testimoniare la centralità dell'antica Feltre nell'allevamento e nel commercio della lana sono le numerose targhette di piombo, rinvenute negli anni '60 del Novecento durante gli scavi condotti davanti al Duomo di Feltre, antichi contrassegni per il follo di cui i mercanti si servivano. Inoltre, nel 1544, in seguito al crollo della facciata del Duomo, fu trovata una lapide romana dedicata a Caio Firmio Rufino, procuratore di vari artigiani, tra cui i centonari, che si occupavano appunto della produzioni dei "centoni", ossia i panni feltrini.
"Neve" spilla di XV Mind

Ma il feltro ha origini ancor più remote, se è vero che era già prodotto nel terzo millennio a.C. e che fu usato non solo dai Romani, ma anche dagli antichi Greci per produrre capi di abbigliamento.
"Cactus" borsa

Fu poi utilizzato dai Russi per i caratteristici stivali, i valenki, ed è impiegato dai Mongoli nelle yurte, come copertura della tenda. Oggi è ancora usato per produrre cappelli, borse, rifiniture per abiti, calzature e gioielli.
Il procedimento di infeltrimento è piuttosto lungo: prima si bagnano le fibre con acqua calda, poi, dopo essere state intrise di sapone, le fibre sono battute, sfregate e pressate fino a ottenerne l'infeltrimento. Il processo - sia chimico, sia meccanico - della legatura è prodotto dalla compenetrazione delle microscopiche squame corticali che rivestono la superficie dei peli, è progressivo e irreversibile.

Pantofole
di Grazina Malinauskiene

Il colore del feltro tradizionale è quello dei peli usati, ma si possono creare stoffe colorate, semplicemente utilizzando lana tinta in fiocco. A questo proposito, non si può non nominare il pannolenci, un tipo di feltro molto morbido, sottile e vivacemente colorato brevettato dalla ditta L.e.n.c.i. (Ludus Est Nobis Costanter Industria) di Torino nel 1922 per la confezione delle omonime bambole.
Ma attenzione a non confondere il feltro e il pannolenci con il panno - panno casentino, orbace, loden -, un tessuto realizzato a telaio e follato per chiudere gli interstizi tra i fili.
Cappello di Regina Doseth

Infine, una curiosità: l'invenzione del feltro è attribuita a san Giacomo apostolo. Secondo la tradizione, il santo, per proteggere le piante dei piedi dagli effetti spiacevoli dei lunghi viaggi compiuti a piedi per predicare, imbottì i suoi sandali con le ciocche di lana che le pecore pascolando lasciavano attaccati ai cespugli spinosi. Si accorse così che lo strato di lana pressato dal peso e bagnato dal sudore si induriva trasformandosi in una falda compatta. Per questo le prime corporazioni di cappellai lo consideravano il loro protettore, e nell'iconografia san Giacomo è rappresentato come un pellegrino che porta in testa un cappello di feltro a larghe tese, ornato con una conchiglia.

Informazioni tratte da Wikipedia e Treccani e rielaborate.

 "Wool landscape" spilla di Lili fish studios

"Nunofelt" abito di Regina Doseth
"Orange and Teal Dahlia" di Vaivanat

mercoledì 3 ottobre 2012

collaborando con XV Mind, II puntata. Che cos'è il quilling?

Forse non tutti sanno che cos'è il quilling. Sicuramente non Debora, bravissima autrice dei blog XV Mind e Il club del baratto, con cui aes Cyprium ha iniziato una stimolante collaborazione. Lei di quilling se ne intende davvero, tanto da averne fatto una delle tecniche più usate nella realizzazione dei suoi originali, coloratissimi bijoux.

                            

Il quilling o filigrana di carta è una tecnica di lavorazione della carta che consiste nell'arrotolare, incollare, modellare e verniciare pazientemente e con precisione strisce di carta dai 3 ai 10 millimetri di larghezza. Il risultato finale ricorda la filigrana, antichissima tecnica artistica di lavorazione a intreccio dei metalli preziosi, usata da millenni in oreficeria con fili d'argento o d'oro. Non è un caso che anticamente la carta fosse dorata prima di essere arrotolata, in modo che fosse possibile utilizzarla come sostituto del ben più costoso metallo filigranato. 
Ma anche la versione povera della filigrana ha origini remote, se è vero che la tecnica del quilling era praticata addirittura nell'Antico Egitto. Sappiamo che in Italia e in Francia a partire dal XV-XVI secolo era già usata a scopo decorativo dai monaci e dalle monache, per impreziosire testi e immagini sacre.
Periodo d'oro del quilling è però l'età vittoriana, quando si diffonde come passatempo femminile tra le signore inglesi. A testimoniarne la popolarità c'è persino Jane Austen, che lo cita nella sua opera, e sappiamo che fu praticato dalle sorelle Bronte e persino dalla figlia di re George III, Elizabeth.
Dall'Inghilterra il quilling è poi approdato negli Stati Uniti, dov'è tutt'ora molto diffuso.
Gli usi di questa tecnica sono molteplici, non solo in bigiotteria, ma anche per la realizzazione di quadri e oggetti tridimensionali e per la decorazione di cartoline, biglietti di auguri, scatole e album fotografici.

Orecchini realizzati con la tecnica del quilling da XV Mind 

Orecchini realizzati con la tecnica del quilling da XV Mind

Braccialetti realizzati con la tecnica del quilling da XV Mind

Farfalla realizzata con la tecnica del quilling da Josie Jenkins
Pesce realizzato con la tecnica del quilling da Yulia Brodskaya
Quadro realizzato con la tecnica del quilling da Josie Jenkins

Oggetto tridimensionale realizzato con la tecnica del quilling da Josie Jenkins

martedì 24 luglio 2012

consigli utili


Orecchini a cerchio
Orecchini con monachelle
Come indossare correttamente un paio di orecchini senza rovinarli o deformarli?
Gli orecchini a cerchio, senza le monachelle, sono stati pensati per essere portati con la chiusura dietro il lobo dell'orecchio. Un accorgimento per indossare correttamente questo e gli altri tipi di orecchini - circolari, ovali o quadrati - privi di monachella è di far leva delicatamente sulle due parti dell'orecchino nei due sensi opposti - verso l'esterno/verso l'interno -, in modo da allargarli al punto giusto per poi infilarli nel lobo e infine riposizionarli. Seguendo queste semplici istruzioni, gli orecchini manteranno inalterata la loro forma nel tempo senza mai deformarsi. 
Anche per le classiche monachelle è opportuno usare qualche accorgimento: non tirare mai l'amo verso l'esterno per allargarle, né schiacciarle premendo verso l'interno, per stringerle, ma spostare lateralmente la monachella, infilare e riposizionare.
Qualche altro consiglio per garantire la durata nel tempo dei gioielli di rame e, più in generale, di metallo è di trattarli sempre con cura, non indossarli mai troppo a lungo, tenerli al riparo dalla luce e dall'aria quando non li si ha addosso e di pulirli periodicamente con un panno morbido, meglio se appositamente indicato per la pulizia dei gioielli in metallo.
È infine vivamente consigliato di non bagnarli e di prestare particolare attenzione a profumi e cosmetici; il profumo, in particolare, danneggia soprattutto le pietre dure, alterandone permanentemente la colorazione. Il turchese ne è un esempio eclatante: se contaminato con le sostanze presenti nei profumi e nei cosmetici, perde il tipico colore azzurro-turchese e vira verso il verde.

giovedì 2 febbraio 2012

rame - copper

Il simbolo chimico del rame è Cu. Il suo nome italiano deriva dalla parola latina aramen, derivazione del tardo aeramen, che deriva a sua volta da aes, "bronzo o rame". In epoca romana, infatti, non si faceva alcuna differenza tra il rame puro e la sua lega più importante. Noto anche come aes Cyprium, "rame o bronzo di Cipro", isola del Mediterraneo ricchissima di rame nell'antichità, fu nominato da Plinio cuprum, da cui proviene appunto il simbolo Cu dell'elemento chimico. E in altre lingue conserva questa origine, basti pensare all'inglese copper o al tedesco kupfer.
Il rame fu associato alla dea della bellezza e dell'amore nella mitologia e nell'alchimia sia per il suo aspetto lucente, sia per l'impiego nella produzione di specchi, sia e soprattuto perché la sua principale zona estrattiva nell'antichità era Cipro, isola che diede i natali alla dea Afrodite. Non a caso il simbolo impiegato dagli alchimisti per rappresentarlo è lo stesso che gli astrologi utilizzano per indicare il pianeta Venere.
simbolo di Venere
fotografia tratta dal sito http://www.wikipedia.org/
Metallo il cui primo impiego risale molto indietro nel tempo, il rame ha dato il suo nome alla prima età dei metalli, l'Età del rame, appunto, che va dal 3.000 al 2.200 a.C. Utilizzato per millenni nella realizzazione di oggetti d'uso quotidiano, armi e ornamenti, il rame è tuttora un metallo versatile e molto diffuso, per esempio nell'impiantistica idrotermosanitaria, nella rubinetteria, nelle attrezzature nautiche, nell'elettrotecnica, nell'elettronica, in lattoneria, in architettura, nella monetazione, nell'artigianato, nell'oggettistica, nei trasporti, in edilizia. Si va così dalle tubature dell'acqua, ai cavi eletrici, ai pannelli solari, alle finiture di arredamento, alla scultura, alle leghe per i tipi monetali, alle posate, agli strumenti musicali - gli ottoni in particolare -, alla bigiotteria, ma si potrebbe continuare a lungo. Solo per fare qualche esempio curioso, forsi pochi sanno che la Statua della libertà contiene una tonnellata di rame, o che le monete da 10, 20, 50 centesimi e da 1 e 2 Euro sono in lega di rame, o che il solfato di rame - il verderame - è usato come funghicida in agricoltura e come depuratore dell'acqua.
stampo per budino
fotografia tratta dal sito http://www.wikipedia.org/

caldaie per la cottura della birra
fotografia tratta dal sito http://www.wikipedia.org/








Ma veniamo alle sue caratteristiche. Il rame è un metallo di colore rosato o rossastro con elevatissime conducibilità elettrica e termica. Lo si trova più spesso come minerale e raramente sotto forma di pepita. Molto resistente alla corrosione, grazie a una patina aderente che si forma spontaneamente sulla superficie, prima di colore bruno e poi di colore verde o verde-azzurro, non è magnetico. Facilmente lavorabile, questo metallo è molto duttile e malleabile, inoltre può essere facilmente riciclato. Combinandosi con altri metalli, forma numerose leghe metalliche, le più comuni e note delle quali sono il bronzo (rame ealluminio, rame e nichel, rame e berillio,  rame e stagno) e l'ottone (rame e zinco); tra le altre ricordiamo la zamak (zinco, alluminio, magnesio, rame) per il suo impiego in bigiotteria.
Il rame è anche batteriostatico, il che significa che combatte la proliferazione dei batteri sulla sua superficie.
I suoi due più comuni stati di ossidazione sono +1 (ione rameoso, Cu+) e +2 (ione rameico, Cu++).
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metallo rosso-arancio
fotografia tratta dal sito http://www.wikipedia.org/
Il rame è inoltre essenziale per la crescita e lo sviluppo del corpo umano, dal sistema nervoso all'apparato cardiovascolare al sistema immunitario. Dalle ricerche condotte dall'Istituto Superiore di Sanità italiano si evince infine che: l'utilizzo dei prodotti di rame risulta in generale sicuro sia per l'ambiente, sia per la salute dei cittadini; per l'acqua potabile il valore soglia per il verificarsi di effetti acuti è di 4,0 mg/l, mentre il livello a cui siamo in generale esposti è di 0,7 mg/l; per gli adulti l'assunzione minima giornaliera di rame attraverso la dieta è di 1 mg, con una soglia massima di 11 mg, mentre l'assunzione media reale varia tra 0,6 e 2 mg; il rame non è un materiale CMR (cancerogeno, mutageno, dannoso per la riproduzione) o PBT (persistente, bio-accumulante, tossico).

Informazioni e fotografie tratte da http://it.wikipedia.org/wiki/Rame


Con questo post partecipo al trentaduesimo, divertente Linky Party di C'è crisi, c'è crisi! Guida alla sopravvivenza sul Pianeta Terra dal titolo "Sono fatti miei".

C'e' Crisi!

martedì 8 novembre 2011

vetro e cristallo - glass and crystal

Chimicamente con il termine vetro si indicano tutti quei materiali ottenuti mediante la solidificazione di un liquido, non accompagnata da cristallizzazione. Ma solo alcuni meteriali possono solidificare in forma di vetro: tra questi c'è l'ossido di Silicio, da cui si ottiene la materia a cui solitamente ci riferiamo quando usiamo appunto la parola vetro.
Secondo Plinio il Vecchio, il vetro fu usato per la prima volta dai Fenici, nel III millennio a.C. Da allora il vetro è stato usato in tutta l'antichità per fabbricare oggetti di uso quotidiano, monili e vere e proprie opere d'arte, come i mosaici. Al XV secolo risale l'invenzione del "cristallo" a Murano, ottenuto dal vetro con l'aggiunta di sodio e manganese. Due secoli più tardi nasce il famoso cristallo di Boemia.
Tra i vari tipi di vetro esistono il vetro cristallo o cristallo, ottenuto con l'aggiunta, fino al 35%, di piombo o di potassio, e utilizzato per oggetti artistici.
Il vetro satinato è invece sottoposto a un trattamento di satinatura che rende la superficie opaca.
Il vetro acidato ha una superficie granulosa, ottenuta per mezzo di un trattamento chimico basato sull'uso di acido fluoridrico.
Infine, il vetro argentato o specchio, che prende il nome da uno strato d'argento aderente a una superficie della lastra, che causa un effetto di riflessione ottica, visibile sulla superficie opposta alla superficie trattata.


Esistono molte tecniche di lavorazione artistica per il vetro, per esempio la soffiatura del vetro, la lavorazione alla fiamma, oppure la cottura in forni che raggiungano la temperatura di fusione.
Il vetro può inoltre essere sottoposto a procedimenti di lucidatura e di incisione.
Informazioni e immagini tratte da: http://it.wikipedia.org/wiki/Vetro#Vetro_cristallo

lunedì 24 ottobre 2011

ematite - hematite

Il nome ematite deriva dal greco αιμα, sangue, e in effetti il colore assunto da quest'ossido del ferro, specialmente dalla polvere di ematite, è il rosso. Tanto che Teofrasto, filosofo e scienziato greco, autore tra l'altro di un trattato "Sulle rocce", lo considera sangue solidificato.
Usata sin dall'antichità come inchiostro per marchiare il bestiame o per tracciare i confini dei terreni, l'ematite dà il nome alla matita, dal latino lapis haematites,  pietra di ematite. Prima della scoperta della grafite, per realizzare il noto strumento scrittorio, erano infatti utilizzati bastoncini di carbone o di ematite.
In natura si presenta in cristalli; i più famosi sono gli enormi aggregati geminati a rosa di ferro, presenti nei giacimenti del Brasile. In Europa famosi sono i geminati a rosa di ferro delle Alpi e i cristalli non geminati dell'Isola d'Elba, dove l'estrazione dell'ematite è attestata sin dagli Etruschi. Non a caso gli antichi Romani chiamavano l'isola "la fumosa", facendo riferimento alle nuvole di povere prodotte dai lavori per l'estrazione dei minerali. Nei dintorni di Populonia, dove avveniva il processo di lavorazione, sono stati trovati resti di scorie ferrose.
ematite - hematite
Tra gli usi dell'ematite ricordiamo che la varietà terrosa detta ocra rossa è usata come pigmento colorante, molto comune è l'estrazione del ferro, mentre le varietà compatte sono usate in campo gemmologico e in cristalloterapia. Una curiosità: in passato l'ematite era impiegata per fermare le emorragie.

Informazioni e fotografia tratte da: http://it.wikipedia.org/wiki/Ematite

sabato 17 settembre 2011

pietra del sole - sunstone

Non ha niente a che vedere con la famosa Piedra del Sol, il monolite azteco scolpito in un blocco di basalto e conservato a Città del Messico. Nè con l'eliolite, una varietà di oligoclasio traslucida, bruna o giallastra, contenente lamine di ematite color oro o rame che le conferiscono riflessi interni metallici. Talvolta la pietra del sole è confusa anche con l’adularia, ricca di lamine di ematite, o con la labradorite, ricca di lamine di goethite color rame. Molto usata in bigiotteria e nella realizzazione di piccole sculture, la pietra del sole o avventurina altro non è che una pasta vitrea, a cui sono aggiunti sali di rame che si ricristallizzano in forma di sottili lamine riflettenti color rame. Il metodo usato nella realizzazione di questa pietra artificiale è molto antico e risale alla tradizioni vetrarie di Murano. Si narra infatti che ”per avventura” un mastro vetraio mise, per caso appunto, dei sali o delle pagliuzze di rame nella fusione del suo vetro, ricavandone l'effetto che ancora oggi conosciamo.
La pietra del sole ha diverse colorazioni, dal verde, al rosso aranciato, al blu.

lunedì 5 settembre 2011

diaspro - jasper

È una roccia composta da quarzo, contenente spesso impurità, come il ferro, che le conferiscono colorazioni vivaci, che ne fanno una pietra semi-preziosa molto usata in gioielleria e bigiotteria. Essa deve appunto il proprio nome al caratteristico aspetto variegato, ricco di macchie, striature, venature. Ad ogni colore di questa pietra è stato dato un nome. Per citare le più diffuse: il diaspro comune, una varietà bruna con macchie rosse o giallastre; il diaspro fiorito con inclusioni di agata a vene o a macchie; il diapro malachite, con chiazze verdi di malachite su sfondo rosso; l’eliotropio o blood jasper, verde con macchie rosse; lo xiloide dal colore marrone chiaro e venature del legno; il diaspro brecciato, scuro con striature rosse; la mookaite, di origine australiana, rosa con venature di tonalità più scura e color oro; il nunkirchner, di origine tedesca, grigio-blu, talora confuso con il laspislazulo; il diaspro orbicolare, con zonature simili a circoletti; infine il diaspro zebrato, di origine sud africana, nero con zebrature bianche.

diaspro di Carloforte - Carloforte's jasper

Fotografia tratta da: http://it.wikipedia.org/wiki/Diaspro

mercoledì 31 agosto 2011

ametista - amethyst

Pietra dura molto nota e usata in gioielleria sin dall’antichità, l’ametista è una varietà di quarzo cristallino tipica delle rocce basaltiche. Deve il suo caratteristico colore a tracce di ferro presenti al suo interno. Suo principale punto di forza e attrazione, il bel colore viola è però delicato. Se esposto a luce e calore troppo intensi infatti può scolorire, inoltre a temperature elevate (400-500°C) vira in giallo, bruno e arancio, dando origine ad un’altra varietà di quarzo, il citrino.
Questa affascinante pietra dura deriva dal greco il proprio nome, che significa “che non può essere reso ebbro”. Secondo la mitologia, infatti, la ninfa dei boschi Ametista, corteggiata da Bacco, dio del vino, invaghitosi di lei, per sfuggirgli chiese aiuto alla dea Diana, che la trasformò in un cristallo trasparente. Bacco allora, adirato, le rovesciò addosso una coppa di vino, donandole la caratteristica colorazione violacea e il potere di proteggere dall’ebbrezza del vino. Ecco perché Greci e Romani consideravano l’ametista un rimedio contro gli effetti dell'alcool.
Qualche curiosità. L'ametista è legata alla spiritualità, alla meditazione e all’introspezione.

ametista - amethyst

Informazioni e fotografia tratte da: http://it.wikipedia.org/wiki/Ametista
http://www.gemmyx.com/it/Schede/view/tipo/conoscere-le-pietre/slug/ametista-11

martedì 30 agosto 2011

rubino - ruby

Il rubino è una pietra preziosa molto rara e perciò costosa, anche se in commercio esistono diversi minerali simili al rubino per il colore, come lo spinello o  rubino balascio, varietà di granato come l'almandino e il piropo o rubino di Boemia, lo zircone, il topazio o rubino del Brasile e la tormalina o rubino di Siberia.
Il rubino è la più nobile varietà monocristallina dell'ossido di alluminio.
Il caratteristico colore rosso, a cui tra l'altro la gemma deve il suo nome (dal latino ruber rosso), è dovuto alle inclusioni di cromo e varia dall'intenso "sangue di piccione" al tenue rosato.
rubino grezzo - crude ruby
Il rubino ha dimensioni non particolarmente grandi, molto legate alla trasparenza, da cui dipende la tipologia di taglio. Le gemme più trasparenti sono solitamente tagliate "a faccette", mentre per quelle meno trasparenti si preferisce la forma di taglio cabochon.
Qualche curiosità. Nell'antica medicina indiana dell'Ayurveda il rubino è considerato un catalizzatore di energia che riattiva tutti gli organi del corpo. Il colore del rubino ha fatto sì che lo si associasse alla passione amorosa e alla forza. Gli astrologi lo collegano al segno zodiacale dell'Ariete.

Informazioni e fotografia tratte da: http://it.wikipedia.org/wiki/Rubino

madreperla - nacre

La madreperla è un materiale pregiato, ricavato dallo strato interno della conchiglia dei molluschi bivalvi, come le cozze, e gasteropodi, ostriche soprattutto, impiegato in gioielleria e bigiotteria, ma non solo. Grazie alla sua resistenza la madreperla è usata infatti per produrre oggetti di vario tipo, dai manici delle posate ai bottoni, dai tasti per fisarmoniche ai binocoli, e per la decorazione e l'intarsio di superfici, ad esempio dei mobili. Non solo, per la sua luminosità è impiegata anche nella cosmesi, iper la produzione di ciprie e ombretti.

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La madreperla, come la più pregiata perla, è formata da un raggruppamento di cristalli lamellari di aragonite, un minerale formato da carbonato di calcio neutro che le conferisce la tipica iridescenza. I cristalli si formano e crescono sulla conchiolina, un insieme di proteine complesse secrete dal mantello dei molluschi, e sono tenuti insieme da una piccola quantità di acqua. Perla e madreperla differiscono solamente per la disposizione dei cristalli, a strati paralleli nell'ultima, concentrici nella prima.
Il colore a cui siamo più abituati, quello dei bottoni ad esempio, è il bianco perlaceo dalla caratteristica iridescenza azzurra, gialla e rosa, prodotta dal riflesso della luce sui sottili strati calcarei e sulla conchiolina, ma negli Stati e in Nuova Zelanda sono presenti alcuni gasteropodi, noti rispettivamente con il nome di abalone shell e paua, che producono una madreperla con iridescenza blu, verde e gialla.
Non tutte le conchiglie contengono madreperla al loro interno, mentre altre sono completamente madreperlacee. Per far emergere la madreperla è sufficiente una leggera raschiatura o corrosione che elimini lo strato di conchiglia non iridescente.
Informazioni e fotografia tratte da: http://it.wikipedia.org/wiki/Madreperla
http://www.gemmyx.com/it/pages/elencopietre

venerdì 26 agosto 2011

zama - zinc alloy

Che cos'è la zama con cui sono realizzati molti componenti usati in bigiotteria?
Si tratta di una lega metallica a elevato contenuto di zinco e di grande purezza, il cui nome, registrato a marchio ZAMAK, deriva appunto dalle iniziali degli elementi che la compongono, ossia lo zinco, Zinc in tedesco (z), l'alluminio, Aluminium (a), il magnesio, Magnesium (ma) e il rame, Kupfer (k).
alluminio - aluminium
zinco - zync
Esistono tre diversi tipi di leghe di zama, che differiscono tra loro per la maggiore o minore quantità percentuale di rame presente. In particolare, mentre l'alluminio indurisce il metallo, il rame ne aumenta la colabilità; particolare attenzione è prestata alla presenza di impurità, come ferro e nichel, in quanto esse sono la principale causa di corrosione della lega.

magnesio - magnesium
rame - copper
La zama si presta a svariati impieghi per le sue caratteristiche di economicità, resistenza e versatilità. La tecnica di lavorazione usata è la pressofusione, un processo di fonderia in forma permanente, in cui il metallo fuso è iniettato ad alta pressione in uno stampo metallico di acciaio o di ghisa. Zinco, alluminio, magnesio e rame fondono infatti a temperature minori. In particolare, la pressofusione è detta a camera calda, se il serbatoio del metallo fuso è collocato in una fornace, e a camera fredda, se è una cavità a temperatura non controllata. La pressofusione permette di ottenere risultati di grande precisione e complessità, mantendo inalterate le caratteristiche della lega. Inoltre la zama può essere sottoposta a lavorazioni finali meccaniche, di pulitura, di lucidatura, di smerigliatura e di galvanizzazione (ossia cromatura, nichelatura, ramatura e satinatura).
Informazioni e fotografie tratte da: http://it.wikipedia.org/wiki/Zamak
http://www.ing.unitn.it/~colombo/ZAMASegatta/14.htm
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